
Export Italia – Dati 2024 Settori Mercati Tendenze
Export Italia 2024: Dati, Prodotti Principali, Mercati e Tendenze
Le esportazioni italiane hanno consolidato nel 2024 un ruolo centrale nell’economia nazionale, raggiungendo un valore di 623,5 miliardi di euro. Un dato che, pur segnando una lieve flessione dello 0,4% rispetto all’anno precedente, testimonia la capacità del sistema produttivo italiano di mantenersi competitivo a distanza di anni dalla pandemia. La Germania rimane il principale partner commerciale, sebbene il calo delle vendite verso Berlino abbia pesato sull’andamento complessivo. Parallelamente, settori come la farmaceutica e l’agroalimentare hanno trainato la crescita in direzioni geografiche alternative.
L’analisi dei dati ISTAT e ICE evidenzia come l’Italia abbia costruito una solida base export, con una propensione all’export pari al 31% del PIL. Questo indicatore posiziona il paese in linea con Francia e Spagna, ma ancora distante dalla Germania. Le dinamiche territoriali mostrano profonde differenze: il Centro Italia ha registrato una crescita del 4%, trainato dalla Toscana, mentre il Sud e le Isole hanno accusato una contrazione superiore al 5%.
Quali sono i principali prodotti esportati dall’Italia?
L’export italiano si concentra su prodotti ad alto valore aggiunto, con la meccanica strumentale e il settore della moda che storicamente guidano le classifiche. Nel 2024, tuttavia, sono emersi nuovi protagonisti. Gli articoli farmaceutici hanno registrato una crescita del 35,5% a dicembre su base annua, rappresentando uno dei segmenti più dinamici dell’intero panorama export. Questo balzo ha avuto contributi significativi da Toscana, Lazio e Campania, con un impatto di +1,0 punti percentuali sul totale nazionale.
L’agroalimentare ha confermato la propria rilevanza, con un aumento del 10% a livello nazionale nello stesso periodo. La Puglia ha evidenziato una performance particolarmente brillante, crescendo del 17,9%, mentre la Campania ha segnato +4,4%. I prodotti alimentari, le bevande e il tabacco continuano a rappresentare un asset strategico per il made in Italy, rafforzando la presenza italiana sui mercati internazionali con prodotti legati alla tradizione e alla qualità.
I settori con le migliori performance in valore hanno visto la farmaceutica guidare con +35,5%, seguita da agroalimentare (+10%) e macchinari n.c.a. (+4,2%). Questi tre comparti hanno compensato parzialmente le flessioni in altri segmenti industriali.
- Macchinari e attrezzature n.c.a. rappresentano storicamente il cuore dell’export italiano, con una crescita del 4,2% a dicembre 2024
- Settore farmaceutico in forte espansione, +35,5%, trainato da investimenti in ricerca e produzione in Toscana, Lazio e Campania
- Agroalimentare conferma la solidità del made in Italy, con Puglia e Campania tra le regioni più dinamiche
- Automotive in controtendenza in Emilia-Romagna, mentre l’industria meccanica della stessa regione accusa cali
- Articoli sportivi, giocattoli e strumenti musicali mostrano segnali positivi dalla Toscana, con +0,7 punti percentuali
- Industria della moda e del lusso mantiene ruolo di primo piano, sebbene non sia il settore più dinamico del 2024
- Prodotti metallurgici e chimici contribuiscono alla crescita del Centro Italia
Settori in calo e dinamiche contrapposte
Non tutti i comparti hanno registrato performance positive. L’industria meccanica in Emilia-Romagna ha mostrato segnali di debolezza, riflettendo probabilmente la contrazione della domanda tedesca, suo principale sbocco naturale. Nelle Marche, la farmaceutica e la cantieristica hanno subito un crollo del 29,7%, configurandosi come un caso emblematico di territorio in difficoltà. La Basilicata ha registrato un calo drammatico del 42,4%, evidenziando come alcune aree del Sud soffrano più di altre le turbolenze dei mercati internazionali.
| Settore | Variazione 2024 | Regioni trainanti |
|---|---|---|
| Farmaceutica | +35,5% | Toscana, Lazio, Campania |
| Agroalimentare | +10% | Puglia, Campania |
| Macchinari n.c.a. | +4,2% | Nord Italia |
| Autoveicoli | Positivo | Emilia-Romagna |
| Industria meccanica | Negativo | Emilia-Romagna |
| Cantieristica | -29,7% | Marche |
Quali sono i principali paesi di destinazione dell’export italiano?
La Germania mantiene saldamente la posizione di primo partner commerciale dell’Italia, assorbendo una quota significativa delle esportazioni italiane. Tuttavia, nel 2024 le vendite verso Berlino hanno subito una flessione del 5%, contribuendo in modo determinante alla lieve contrazione complessiva dell’export nazionale. Questo dato riflette le difficoltà dell’economia tedesca, che ha risentito dei costi energetici elevati e della debolezza della domanda interna.
Parallelamente, diversi mercati hanno mostrato dinamiche espansive rilevanti. Gli Stati Uniti si confermano tra le destinazioni più dinamiche, con la Lombardia che ha incrementato le proprie vendite verso Washington dell’11,1% e il Lazio che ha addirittura segnato +35,7%. La Turchia ha registrato un balzo straordinario del 242,9% per le esportazioni toscane, suggerendo opportunità concrete in un mercato in rapida crescita. La Svizzera ha rappresentato un altro sbocco importante per la Campania, con +26,1%, mentre il Belgio ha assorbito il 20,8% in più delle esportazioni laziali.
L’equilibrio tra mercati UE ed extra-UE
A dicembre 2024, la crescita verso i paesi dell’Unione Europea ha superato quella verso i mercati extra-UE, con un +3,5% contro un +0,3%. Questo dato indica una ripresa più marcata nel Vecchio Continente, dove l’Italia mantiene tradizionalmente una posizione privilegiata grazie alla prossimità geografica e alla familiarità dei rapporti commerciali. L’Europa rimane il principale sbocco per le merci italiane, ma i mercati extra-comunitari offrono margini di crescita significativi.
Le performance dei singoli territori rivelano strategie di internazionalizzazione differenziate. La Toscana ha puntato fortemente sulla Turchia e sugli USA, il Lazio sugli USA e il Belgio, la Lombardia sulla Spagna. Questa diversificazione geografica rappresenta un segnale positivo per la resilienza complessiva del sistema export italiano.
Qual è il valore dell’export italiano nel 2024?
Il valore complessivo delle esportazioni italiane di merci nel 2024 si è attestato a 623,5 miliardi di euro, secondo i dati definitivi diffusi da ISTAT e ICE. Questo importo segna una flessione contenuta dello 0,4% rispetto al 2023, quando le vendite all’estero avevano raggiunto il massimo storico. La riduzione appare modesta se confrontata con la portata delle sfide affrontate: crisi energetica, inflazione persistente e instabilità geopolitica hanno caratterizzato l’intero anno.
Un elemento che merita particolare attenzione è il confronto con il periodo pre-pandemico. L’export del 2024 risulta superiore del 30% rispetto al 2019, quando si era fermato a 480 miliardi di euro. Questo significa che, nonostante la contrazione dell’ultimo anno, il sistema export italiano ha più che recuperato il terreno perduto durante il COVID e ha costruito una base significativamente più ampia. La ripresa post-pandemica ha prodotto risultati strutturali, non meramente congiunturali.
La propensione all’export dell’Italia, calcolata come rapporto tra esportazioni e PIL, si è mantenuta stabile al 31%. Questo indicatore posiziona il paese in linea con Francia e Spagna, ma al di sotto della Germania, che presenta una dipendenza strutturale dal commercio estero ancora più marcata. Il dato italiano riflette un’economia votata all’export, dove circa un terzo della produzione trova sbocco sui mercati internazionali.
Con il 31% del PIL esportato, l’Italia si conferma un’economia profondamente orientata verso i mercati esteri. Questo significa che ogni punto percentuale di variazione dell’export ha un impatto significativo sull’intera economia nazionale.
I dati mensili di dicembre hanno offerto segnali incoraggianti. In valore, le esportazioni sono cresciute del 2,9% su base annua, pur registrando un calo dello 0,5% in volume. La differenza tra valore e volume indica che i prezzi hanno sostenuto il fatturato, ma la quantità fisica di merci scambiate è leggermente diminuita. Questo fenomeno riflette dinamiche inflazionistiche che hanno interessato i prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti a livello globale.
Quanto contribuisce l’export al PIL italiano?
La crescita del PIL italiano è stata contenuta allo 0,7% negli ultimi due anni, un ritmo modesto che ha caratterizzato la fase di stabilizzazione post-recupero pandemico. In questo contesto, l’export ha rappresentato una delle componenti più dinamiche della domanda aggregata, contribuendo a compensare la debolezza dei consumi interni e degli investimenti. La quota del 31% del PIL dedicata alle esportazioni evidenzia come il made in Italy rappresenti un motore fondamentale per la crescita economica.
Il rapporto tra esportazioni e prodotto interno lordo colloca l’Italia tra le economie più orientate al commercio estero nell’area euro. La Germania presenta una propensione sensibilmente superiore, mentre Francia e Spagna si posizionano su livelli comparabili a quelli italiani. Questa caratteristica strutturale rende l’Italia particolarmente sensibile all’andamento della domanda internazionale, ma anche capace di trarre beneficio dalla ripresa dei mercati esteri.
Come è evoluta l’exportazione italiana negli ultimi anni?
L’evoluzione dell’export italiano nell’ultimo quinquennio racconta una storia di shock e recovery. Il 2019 aveva segnato un massimo storico pre-pandemico, con l’Italia che esportava merci per circa 480 miliardi di euro. L’anno successivo, il COVID-19 ha provocato un crollo di circa il 10%, con intere filiere produttive costrette a fermarsi e i mercati internazionali a contrarsi drasticamente.
La fase di rimbalzo, cominciata nel 2021 e proseguita fino al 2023, ha prodotto una crescita cumulativa del 15%, riportando l’export italiano ai massimi storici. Questo recupero è stato alimentato dalla ripresa della domanda globale, dagli incentivi fiscali e dalla capacità delle imprese italiane di adattarsi rapidamente alle nuove condizioni. Gli investimenti in digitalizzazione e la ricerca di nuovi mercati hanno caratterizzato questa fase di trasformazione.
Il 2024 ha rappresentato una fase di stabilizzazione, con l’export che si è mantenuto sostanzialmente flat rispetto all’anno precedente. Questa contrazione contenuta rappresenta un risultato positivo considerando il contesto economico sfidante: l’inflazione elevata ha eroso il potere d’acquisto, le politiche monetarie restrittive hanno aumentato il costo del credito, mentre i conflitti geopolitici hanno creato incertezza sui mercati. In questo scenario, il sistema export italiano ha dimostrato resilienza.
L’impatto della pandemia sull’export italiano
Il confronto tra il 2019 e il 2024 rivela un’espansione del 30% in valore, passando da 480 a 623,5 miliardi di euro. Questo dato impressionante deve essere letto tenendo conto dell’inflazione: una parte significativa della crescita riflette l’aumento dei prezzi, non solo l’incremento delle quantità scambiate. Tuttavia, anche al netto dell’inflazione, l’export italiano ha consolidato la propria base.
Dopo il rimbalzo post-pandemico, l’export italiano è entrato in una fase di stabilizzazione. Questo passaggio è fisiologico: non è possibile crescere indefinitamente a tassi elevati. L’obiettivo ora è mantenere le posizioni conquistate e identificare nuovi segmenti di crescita.
Quali regioni italiane esportano di più?
La geografia dell’export italiano rivela profonde disparità territoriali. Cinque regioni – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte – generano il 72,4% delle esportazioni nazionali, concentrando la quasi totalità del potenziale industriale del paese. Questa concentrazione riflette la struttura produttiva italiana, con il triangolo industriale del Nord-Ovest e le regioni della pianura padana che hanno storicamente guidato lo sviluppo economico nazionale.
Nel 2024, la Toscana ha sorpassato il Piemonte nella classifica delle regioni esportatrici, posizionandosi tra i primi cinque poli export del paese. Questo sorpasso è stato trainato dalla crescita della farmaceutica, con aziende toscane che hanno beneficiato degli investimenti nel settore e della domanda internazionale di prodotti sanitari. La Lombardia ha mantenuto la leadership con un incremento dello 0,6%, mentre il Piemonte ha registrato un calo del 5,5%.
Dinamiche territoriali per area geografica
L’analisi per macroaree evidenzia una divaricazione significativa. Il Centro Italia ha registrato la migliore performance, con una crescita complessiva del 4,0% trainata dalla Toscana (+13,6%) e dal Lazio (+8,5%). Entrambe le regioni hanno beneficiato dell’espansione del settore farmaceutico, che ha più che compensato le difficoltà di altri comparti. La Toscana in particolare ha evidenziato slancio anche verso mercati extraeuropei come Turchia e Stati Uniti.
Il Nord-Ovest ha accusato una contrazione del 2,0%, con risultati contrastanti tra i suoi territori. La Lombardia ha resistito con un modesto +0,6%, confermando la propria solidità industriale. La Liguria ha subito un crollo del 24,1%, riflettendo probabilmente le difficoltà del proprio sistema portuale e logistico. Il Nord-Est ha segnato -1,5%, con l’Emilia-Romagna che ha ceduto il 2% nonostante risultati positivi nell’automotive e nella farmaceutica, penalizzata dal calo della meccanica.
Il divario tra Centro e Sud Italia si è accentuato nel 2024. Mentre il Centro cresceva del 4%, il Sud e le Isole registravano cali compresi tra il 5,3% e il 5,4%. Questa divaricazione solleva interrogativi sulla capacità del sistema produttivo meridionale di cogliere le opportunità dell’internazionalizzazione.
Il Sud e le Isole hanno mostrato le performance più deboli, con cali compresi tra il 5,3% e il 5,4%. Tuttavia, all’interno di questo quadro negativo, alcune regioni hanno evidenziato segnali positivi. La Campania ha registrato una crescita del 20% nel settore farmaceutico e del 4,4% nell’agroalimentare, confermandosi come polo emergente del made in Italy. La Puglia ha segnato +17,9% nell’agroalimentare, mentre la Calabria ha registrato un aumento del 9,4%.
I casi limite illustrano la volatilità delle dinamiche regionali. Le Marche hanno accusato un crollo del 29,7% a causa del tracollo di farmaceutica e cantieristica, un dato allarmante che segnala difficoltà strutturali in un territorio già fragile. La Basilicata ha perso il 42,4%, un tracollo che richiede interventi urgenti. Al contrario, la Valle d’Aosta ha segnato +11,1%, il Molise +5,8% e l’Umbria +5,3%, territori di piccole dimensioni ma capaci di crescere.
| Area/Regione | Variazione 2024 | Note principali |
|---|---|---|
| Centro | +4,0% | Toscana +13,6%, Lazio +8,5% |
| Nord-Ovest | -2,0% | Lombardia +0,6%, Piemonte -5,5% |
| Nord-Est | -1,5% | Emilia-Romagna -2%, Veneto -1,8% |
| Sud e Isole | -5,3/-5,4% | Campania up, Basilicata -42,4% |
| Marche | -29,7% | Pharma e cantieristica in calo |
| Umbria | +5,3% | Agroalimentare e abbigliamento |
Quali sono le tendenze future per l’export italiano?
Le prospettive per l’export italiano nel medio termine appaiono cautamente positive. L’economia mondiale dovrebbe crescere del 3,3%, con un’inflazione in graduale diminuzione e politiche monetarie che potrebbero iniziare a distendersi. In questo contesto, l’Italia potrebbe beneficiare di un recupero della domanda europea, suo principale sbocco commerciale, e dalla permanenza di settori ad alta crescita come la farmaceutica.
I dati dei primi mesi del 2025 sembrano confermare questa tendenza. Da gennaio a settembre, l’export italiano ha segnato una crescita del 3,6%, con il Centro Italia che ha accelerato del 14,3%. La farmaceutica ha contribuito con +3 punti percentuali, trainata dalle esportazioni di Toscana, Lazio, Lombardia e Campania. Questi numeri suggeriscono che la fase di stabilizzazione potrebbe cedere il passo a una nuova fase espansiva.
ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – ha evidenziato come le aziende che hanno utilizzato i suoi servizi abbiano registrato una crescita dell’export dell’8,4% nel periodo 2023-2024. Questo dato suggerisce che il supporto pubblico all’internazionalizzazione produce risultati tangibili e che l’Italia dispone di strumenti efficaci per accompagnare le imprese sui mercati esteri.
Fattori di incertezza e rischi
Permangono tuttavia elementi di incertezza che potrebbero condizionare l’evoluzione futura dell’export italiano. L’inflazione, pur in calo, resta elevata in alcuni comparti e potrebbe erodere la competitività prezzo delle merci italiane. I conflitti geopolitici in corso mantengono alta la volatilità sui mercati, con potenziali ripercussioni sulle catene di approvvigionamento e sulla fiducia degli operatori economici.
L’export italiano resta sensibile all’andamento dell’economia tedesca, ai dazi internazionali e alle tensioni geopolitiche. La concentrazione su alcuni settori ad alta intensità energetica potrebbe rivelarsi vulnerabile in caso di nuovi shock sui prezzi delle materie prime.
Il contesto competitivo globale si sta trasformando rapidamente. L’Asia, in particolare il Sud-Est asiatico e l’India, sta emergendo come destinazione privilegiata per le esportazioni italiane di macchinari e tecnologie. L’Africa offre opportunità ancora in larga parte inesplorate, con una domanda in crescita di infrastrutture, beni di consumo e servizi. Gli operatori italiani che sapranno identificare e servire questi mercati potranno cogliere opportunità significative.
Evoluzione temporale dell’export italiano 2019-2024
La traiettoria dell’export italiano nell’ultimo sessennio può essere suddivisa in quattro fasi distinte, ciascuna caratterizzata da dinamiche specifiche.
- 2019 – Picco pre-pandemico: L’Italia esporta merci per circa 480 miliardi di euro, stabilendo un record storico. La crescita è trainata dalla meccanica, dalla moda e dall’automotive, con la Germania come principale sbocco.
- 2020 – La crisi COVID: Il commercio estero crolla di circa il 10%, con interruzioni delle filiere produttive e contrazione della domanda globale. Settori come il turismo e i servizi subiscono danni particolarmente severi.
- 2021-2023 – La fase di rimbalzo: La ripresa è rapida e vigorosa, con una crescita cumulativa del 15% che riporta l’export ai massimi storici. Gli incentivi fiscali e la domanda reprimata alimentano l’espansione.
- 2024 – Stabilizzazione: L’export si attesta a 623,5 miliardi, sostanzialmente stabile rispetto al 2023 (-0,4%). La crescita del 30% sul 2019 testimonia un’espansione strutturale nonostante le difficoltà congiunturali.
Cosa sappiamo e cosa resta incerto sull’export italiano
Informazioni consolidate
- Valore export 2024: 623,5 miliardi di euro (dato ISTAT/ICE)
- Flessione dello 0,4% rispetto al 2023
- Crescita del 30% rispetto al 2019
- Propensione all’export: 31% del PIL
- Germania principale partner con calo del 5%
- Farmaceutica settore più dinamico (+35,5% a dicembre)
- Concentrazione export nel Nord e Centro Italia (72,4% nelle prime 5 regioni)
Elementi incerti
- Prospettive per il 2025: dipendono dall’andamento dell’economia globale
- Impatto eventuale di nuovi dazi USA sull’export italiano
- Evoluzione dei prezzi dell’energia e delle materie prime
- Sviluppo dei conflitti geopolitici in corso
- Efficacia delle politiche di sostegno all’internazionalizzazione
- Capacità del Sud Italia di recuperare competitività
Contesto economico e fattori competitivi
L’export italiano opera in un contesto globale caratterizzato da una crescita moderata ma stabile. Il PIL mondiale è atteso crescere del 3,3%, un ritmo che sostiene la domanda di beni e servizi internazionali senza generare pressioni inflazionistiche eccessive. Le politiche monetarie restrittive, sebbene in fase di possibile allentamento, continuano a influenzare le condizioni finanziarie globali.
La competitività del sistema produttivo italiano si fonda su alcuni punti di forza strutturali. La qualità dei prodotti made in Italy gode di una reputazione internazionale consolidata, che consente di praticare prezzi premium su molti mercati. La presenza di un tessuto diffuso di piccole e medie imprese – molte delle quali PMI italiane con soglie e agevolazioni specifiche – garantisce flessibilità produttiva e capacità di customizzazione.
L’Italia presenta tuttavia alcune debolezze strutturali che meritano attenzione. Il costo dell’energia, più elevato rispetto ad altri paesi europei, pesa sulla competitività dei settori energivori. La burocrazia rappresenta un ostacolo all’internazionalizzazione per le imprese minori, che dispongono di risorse limitate per navigare gli adempimenti amministrativi. Le infrastrutture, sebbene migliorate, presentano gap rispetto ai principali competitor europei.
La crescita contenuta del PIL Italia negli ultimi due anni, ferma allo 0,7%, indica una fase di stabilizzazione post-pandemica che non ha ancora ceduto il passo a una ripresa vigorosa. In questo contesto, l’export assume un ruolo ancora più cruciale come motore di sviluppo, supplendo alla debolezza della domanda interna e mantenendo in moto il sistema produttivo nazionale.
Fonti e riferimenti ufficiali
I dati presentati in questa analisi provengono da fonti istituzionali autorevoli, che garantiscono affidabilità e tempestività delle informazioni. L’ISTAT – Istituto Nazionale di Statistica – diffonde mensilmente i dati sul commercio con l’estero, con un dettaglio territoriale e settoriale che consente analisi approfondite delle dinamiche export.
Le esportazioni italiane di merci nel 2024 si sono attestate a 623,5 miliardi di euro, con una lieve flessione dello 0,4% rispetto al 2023, dovuta principalmente alla caduta delle vendite verso la Germania.
— Rapporto ICE 2024-2025, L’Italia nell’economia internazionale
ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – pubblica analisi settoriali e territoriali che completano il quadro statistico. La Relazione Annuale della Banca d’Italia offre una prospettiva macroeconomica sul ruolo del commercio estero nell’economia nazionale.
Le aziende che hanno utilizzato i servizi ICE hanno visto l’export crescere dell’8,4% nel 2023-2024, testimoniando l’efficacia delle politiche di sostegno all’internazionalizzazione.
— Rapporto ICE 2024-2025
Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, consente confronti internazionali che posizionano l’Italia nel contesto continentale. Prometeia offre analisi previsionali che integrano i dati ufficiali con proiezioni economiche.
In sintesi
L’export italiano nel 2024 ha confermato la propria rilevanza per l’economia nazionale, raggiungendo 623,5 miliardi di euro nonostante una lieve flessione dello 0,4%. La crescita del 30% rispetto al 2019 testimonia un’espansione strutturale che va oltre la congiuntura pandemica. I settori farmaceutico e agroalimentare hanno trainato l’export verso mercati alternativi alla Germania, che ha accusato un calo significativo. Le disparità territoriali restano marcate, con il Centro in crescita e il Sud in difficoltà. Le prospettive per il 2025 appaiono positive, con una crescita del 3,6% registrata nei primi nove mesi dell’anno.
Domande frequenti sull’export italiano
Qual è la bilancia commerciale dell’Italia?
Nel 2024, le esportazioni italiane hanno raggiunto 623,5 miliardi di euro. Gli importi sono leggermente diminuiti (-0,8% a dicembre), configurando un attivo commerciale positivo. L’Italia mantiene tradizionalmente un saldo positivo nella bilancia commerciale, grazie all’export di prodotti ad alto valore aggiunto.
Quanto contribuisce l’export al PIL italiano?
La propensione all’export dell’Italia si attesta al 31% del PIL, un livello che posiziona il paese tra le economie più orientate al commercio estero in Europa. Questo significa che circa un terzo della produzione nazionale trova sbocco sui mercati internazionali.
Quali effetti ha avuto la pandemia sull’export italiano?
Nel 2020, l’export italiano è crollato di circa il 10% a causa del COVID-19. La ripresa successiva ha prodotto una crescita cumulativa del 15% nel triennio 2021-2023, consentendo di recuperare il terreno perduto e di superare i livelli pre-pandemici del 30% in valore.
Quali sono le regioni che esportano di più?
Le prime cinque regioni esportatrici – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte – generano il 72,4% dell’export nazionale. Nel 2024, la Toscana ha sorpassato il Piemonte, posizionandosi tra i primi cinque poli export del paese.
Quali settori guidano l’export italiano?
Nel 2024, la farmaceutica ha registrato la crescita più dinamica (+35,5% a dicembre), seguita dall’agroalimentare (+10%) e dai macchinari (+4,2%). Tradizionalmente, la meccanica strumentale e la moda rappresentano i comparti trainanti dell’export italiano.
Quali paesi sono i principali sbocchi dell’export italiano?
La Germania rimane il principale partner commerciale dell’Italia, sebbene le vendite verso Berlino siano calate del 5% nel 2024. Gli USA rappresentano un mercato in crescita, con la Lombardia che ha incrementato le proprie esportazioni dell’11,1% e il Lazio del 35,7%.
Come evolve l’export italiano nel 2025?
I dati dei primi nove mesi del 2025 indicano una ripresa, con l’export italiano cresciuto del 3,6%. Il Centro Italia ha accelerato del 14,3%, con la farmaceutica che continua a trainare l’espansione verso mercati internazionali.